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Caltagirone:Anniversario Appello "Liberi e Forti"


Venerdì 18 a Caltagirone il partito Democratico organizza in occasione dell'anniversario dell'appello "Liberi e forti" di Don Luigi Sturzo. La manifestazione si svolgerà dalle ore 17.30 presso il Grad Hotel Villa San Mauro.Parteciperanno alla manifestazione Pierluigi Castagnetti e Anna Finocchiaro.
La figura del prete-sindaco di Caltagirone, troppe volte strumentalizzata, rappresnta ancora oggi, non solo un patrimonio comune per tutta la nazione, ma uno dei più importanti contributi che il cattolicesimo democratico ha dato all'Italia.Il grande contributo all'idea delle autonomie locali, sul rapporto tra stato ed economia, sul ruolo dei cattolici in politica.Il partito democratico della provincia di Catania insieme al costituendo pd di Caltagirone vuole non solo ricordare una grande figura di questo paese, ma a partire dal suo pensiero politico constatarne l'attualità e la modernità.

VELTRONI: LA POLITICA SI IMMERGA NELLA VITA REALE DEI CITTADINI


Intervista di Aldo Cazzullo – Il Corriere della Sera

ROMA — Sindaco Veltroni, comincia una settimana decisiva per la legge elettorale, e cruciale per la politica economica del governo e la costruzione del Pd.

«E io mai come oggi avverto il bisogno che la politica si immerga nella vita reale dei cittadini. Ho la sensazione devastante di una separazione netta tra la vita delle persone, tra ciò che le angoscia, le spaventa, ne determina l'umore, e ciò di cui parla la politica. La politica pare un acquario, in cui alcuni pesci nuotano, altri si sbranano, ma tutti sono separati sia dalla sofferenza sia dal talento di chi sta fuori. Sarà per il lavoro che faccio, sarà perché parlo con le persone e non guardo la società dai numeri dei sondaggi, fatto sta che ne sono sempre più convinto: la politica è la risposta ai bisogni dei cittadino, è l'elaborazione di un sistema di valori, di una visione del mondo che argini lo spirito del tempo, il nuovo egoismo sociale che si diffonde come un virus. L'idea per cui ognuno è una monade, un piccolo mondo isolato dagli altri. L'idea per cui, se Napoli ha bisogno di un sostegno nell'emergenza, le stesse amministrazioni di centrodestra del Nord che in passato chiesero e ottennero aiuto voltano le spalle. Io preferisco lo spirito dei ragazzi che nel '66 si precipitarono a Firenze. Preferisco l'Italia che nelle grandi tragedie nazionali si mostra solidale».

L'emergenza rifiuti non è una calamità naturale.
«Ma anche in altre tragedie, come il terremoto dell'Irpinia, emersero responsabilità politiche; e la reazione fu certo di denuncia ma anche di solidarietà ».

Lei ha difeso Bassolino, ma ha poi aggiunto che le dimissioni sarebbero inopportune nell'ora dell'emergenza. Questo significa che dopo il presidente della Campania dovrebbe dimettersi?
«Quanto accade non è solo responsabilità di Bassolino e della Iervolino. Se Bassolino si dimettesse ora, commetterebbe un gravissimo errore. Infatti, con senso di responsabilità, resta al suo posto. Conoscendolo, posso immaginare il suo travaglio di queste ore. Quando l'emergenza sarà risolta, insieme affronteremo una discussione serena. Io sono fatto così: quando vedo che tutti danno addosso a qualcuno, lo difendo. A Napoli ho visto manichini appesi dalla destra del presidente della Regione e del sindaco impiccati: scene che evocano i tempi della Repubblica di Salò. Il rischio è che il Paese si sfarini. Che si affermino idee come quella emersa in un municipio romano, sorprendente tanto più perché viene dall'estrema sinistra, di separare sui bus i bambini rom dai bambini non rom. Contro questo arroccamento individualista occorre un nuovo alfabeto della politica. Al quale si è ispirato il documento dei valori che ieri la commissione, dopo una bella discussione, ha sostanzialmente varato smentendo tutte le profezie di incompatibilità tra le culture e le identità del Pd. Il Partito democratico si è già dato alcuni grandi obiettivi. Dimostrare che esiste un ambientalismo del fare: dire sì alle ferrovie, sì ai pannelli ferroviari anziché al petrolio, sì ai termovalorizzatori anziché alle discariche. A febbraio in Sicilia parteciperò con Amato alla manifestazione a fianco degli imprenditori che si sono ribellati al pizzo. E a marzo ci sarà la prima conferenza operaia del Pd, nel ricordo della tragedia della Thyssen e con la convinzione che i lavoratori non vadano lasciati soli oltre i cancelli delle fabbriche».

Veltroni, al governo c'è il centrosinistra. Cosa farete di concreto?
«Il governo Prodi, come si vedrà meglio quando la storia consentirà una lettura più serena, ha conseguito risultati straordinari. Ha ricevuto dalla destra un'eredità storica devastante, eppure ha già ridotto il deficit all'1,3%, il dato previsto per il 2010. E ha condotto una politica di redistribuzione, attraverso il cuneo fiscale, l'aumento delle pensioni minime, il pacchetto sul welfare».

Le pare sufficiente?
«Il rischio di una recessione americana, i suoi effetti in Europa, il boom del petrolio, la diminuzione dei consumi impongono uno sforzo ulteriore, nuove misure a sostegno dello sviluppo, e anche una svolta culturale per la sinistra. È tempo di uscire dalla contrapposizione tra impresa e lavoro. Dobbiamo ripensare chi è l'imprenditore».

Appunto: chi è l'imprenditore?
«È un lavoratore. Che rischia, che ci mette del suo, che magari non dorme la notte perché ha un mutuo in banca e non sa se potrà pagarlo. In questi giorni, visitando le fabbriche italiane, ho visto storie esemplari. La Carpigiani: due fratelli che nel dopoguerra si sono inventati macchine, esportate in tutto il mondo, da cento milioni di gelati al giorno. La VidiVici, una azienda di famiglia con due giovani ragazzi, che ha avuto l'idea degli occhiali ripiegabili in un astuccio e che in dieci anni è diventata una grande azienda del settore. La Technogym di Nerio Alessandri, uno che ha cominciato sbirciando il laboratorio artigianale sotto casa. C'è una comunità di destini tra imprenditori e lavoratori. Per questo agli imprenditori tocca garantire ai lavoratori salari adeguati, la sicurezza fisica e la serenità, che consenta loro di sentirsi parte dell'impresa. Chi conosce gli operai sa che hanno un grande patriottismo aziendale, talora molto più dei manager che si assegnano le stock-options. È il momento di costruire un'alleanza tra imprese e lavoro, e varare una politica fiscale a sostegno dei salari».

Anche Prodi lo dice, ma Padoa-Schioppa frena. Chi ha ragione?
«Credo che abbia ragione chi sostiene l'urgenza di interventi peraltro previsti dalla legge finanziaria, che al comma 4 dell'articolo 1 destina tutto l'extragettito alla detrazione delle imposte sul lavoro dipendente. Dobbiamo dare ossigeno alle famiglie e alle imprese, e prima lo facciamo meglio è. Le risorse ci sono, e devono produrre un aumento significativo dei redditi, non 15 euro l'anno, che non servono a nessuno. Qui si sta rompendo l'ascensore sociale. Nel dopoguerra, i contadini pensavano che i loro figli avrebbero fatto gli operai, gli operai che avrebbero fatto gli impiegati, gli impiegati che avrebbero fatto i professori. Questo meccanismo, che ha tenuto su l'Italia, è in panne. Sta alla politica ripararlo al più presto. Anche per questo sono convinto, a differenza della sinistra radicale, che la crescita dei salari debba essere accompagnata dalla crescita della produttività, oltre che dal sostegno alle famiglie e agli incapienti».

A dire il vero, le divisioni della maggioranza emerse in questi giorni riguardano soprattutto la legge elettorale.
«Ma la legge elettorale è necessaria per tutto questo, per far funzionare il sistema, per rimettere in moto il Paese. Io posso fare il pieno di benzina, ma se la macchina è guasta il motore non si accende. L'emergenza rifiuti conferma la crisi della politica; e il tempo non è illimitato. Nel suo bel saggio su Weimar, Gian Enrico Rusconi racconta come una democrazia possa implodere».

Siamo dunque a Weimar?
«Non siamo più al tempo delle notti dei cristalli e delle marce su Roma, sono convinto che possa essere la democrazia a risolvere la crisi della politica. Prima del 27 ottobre, Berlusconi rifiutava qualsiasi dialogo e reclamava la spallata, alla testa di una Cdl unita. Oggi siamo a un passo da una soluzione positiva, sollecitata dal presidente Napolitano nel suo appello di fine anno. Nell'ultimo miglio — il più difficile — che attende la riforma elettorale, tutti sono chiamati a un gesto di responsabilità, per ridurre la frammentazione del sistema. Io ho partecipato l'altro giorno a un vertice di 38 persone. Ma non erano meno affollati i vertici del centrodestra nella scorsa legislatura. In quale Paese del mondo accade questo?».

Crede che stavolta Berlusconi sia pronto a un accordo? Lei se ne fida davvero?
«Questa è una domanda che non mi posso porre. Gli interlocutori sono quelli che sono. Non si scelgono. La domanda che mi faccio è: si può pensare di riscrivere la legge elettorale senza Berlusconi, senza il partito che con il nostro è il più grande d'Italia? Non si può. Io voglio passare dalla concezione della destra, per cui le regole del gioco le scrive la maggioranza e poi sulla partita ci si mette d'accordo, alla concezione per cui le regole del gioco si scrivono insieme e poi ognuno gioca la partita per vincere; possibilmente senza colpi bassi».

Il colpo basso rischia di riceverlo il governo. I partiti minori della maggioranza sono in rivolta, il prezzo dell'accordo con l'opposizione potrebbe essere la caduta di Prodi.
«La verità è che, a un anno dalla nascita di un governo, mettere sul suo percorso la mina del referendum — per quanto nato da un'esigenza reale — è stato un errore politico. Pare una situazione da "Comma 22": se l'accordo non si fa, la maggioranza si spacca sul referendum; ma l'alternativa non è stare fermi, è trovare una soluzione. Il Pd considera che il sistema ideale per il futuro sia quello francese, come ho sempre detto; ma nelle condizioni date è importante aver trovato sulla bozza Bianco una convergenza con Forza Italia, Rifondazione, Udc, ora anche An. Cercheremo di allargarla ancora».

Abbassando lo sbarramento sotto il 5%?
«No. Non possiamo fare una legge peggiore di quella che c'è. Alcuni elementi di "disproporzionalità" sono indispensabili: lo sbarramento al 5; il voto congiunto, per cui si sceglie insieme il candidato e il simbolo. Poi si può vedere se organizzare il riporto dei resti su base nazionale o circoscrizionale, se prevedere un piccolo premio di maggioranza per il primo partito. Ci sono forze che avrebbero comunque rappresentanza grazie al loro radicamento nel territorio. Ci sono forze che con Rifondazione condividono il progetto di un partito nuovo, e non si vede perché resistano alla soglia di sbarramento».

E ci sono forze che sarebbero cancellate.
«Non vogliamo questo. A fianco delle norme, c'è la politica. Se c'è un processo per cui la sinistra radicale si unifica, dall'altra parte può aprirsi un processo di dialogo e convergenza tra diverse forze del centrosinistra e il Partito democratico».

Sta dicendo che offre un patto a Di Pietro, Boselli, Mastella per garantirne la sopravvivenza politica?
«Sono le loro idee e le loro identità a garantirla. Quello che voglio dire è che a fianco delle norme c'è la politica e la capacità di riconoscere identità differenti, senza integralismi. Ci sono molti modi per far sì che dopo la riforma restino molti meno gruppi parlamentari, senza che per questo i partiti minori siano cancellati».

Si tratta anche sulle regole interne al Pd. Latorre dice no a un «partito del leader». Sul Corriere, Galli della Loggia le rimprovera di dissipare il patrimonio di voti delle primarie, per dare retta alle neonate correnti.
«Credo che nessun partito nella storia italiana sia stato osservato con simile attenzione da entomologi, sia stato vivisezionato nei suoi aspetti più minuti...».

Giustamente: è un partito nuovo.
«Sì, è un partito nuovo, nato con il concorso di tre milioni e mezzo di persone. Io, com'è noto, ero contrario all'elezione diretta, ma si è voluto questo sistema. Che non è una tecnicalità, è una scelta politica, una forma di investimento popolare del leader. Ovviamente, un leader si dota di strutture di decisione politiche, e un grande partito ha una vita interna articolata. È positivo che nascano centri studi, associazioni, organizzazioni, purché ognuno possa partecipare all'una e, magari nello stesso tempo, all'altra; purché non diventino correnti. Purché non siano strutture di potere, con finanziamenti paralleli, che richiedano un'appartenenza. L'appartenenza dev'essere una sola: al Partito democratico. Che poi all'interno del nuovo partito ci possa essere la propensione a ripetere gli schemi d'un tempo, è fisiologico. Ma il mio unico vincolo sono i tre milioni e mezzo delle primarie. Del resto credo mi sia riconosciuto, accanto alla capacità di decidere, anche il gusto dell'ascolto».

Tra i vecchi schemi è riemerso l'antagonismo con D'Alema.
«Quanto piace a voi giornalisti... quanto vi piace tornare a immergervi nel vostro brodo primordiale, ritrovare la logica conradiana dei duellanti... ».

Pare piaccia anche a D'Alema. Qualche colpo gliel'ha rifilato: quando dice che Veltroni conosce Berlusconi più di lui, quando paventa che lei e Franceschini siate impazziti.
«A me non piace. E, siccome non piace a nessuno di coloro che credono nel Pd, credo non piaccia neppure a Massimo D'Alema».

Gli uomini di Letta hanno proposto che lo statuto imponga al leader sconfitto alle elezioni di dimettersi. È d'accordo?
«Ho detto a Enrico, il quale non sapeva della proposta, che do il contenuto per ovvio. Come avviene in molti altri Paesi, il leader sconfitto si fa da parte. Ovviamente, quel leader deve avere il tempo di espletare il suo mandato, di giocare la sua parte, per andare a elezioni in cui risponde di quel che ha fatto».

Allora è vero che lei preferisce votare subito, finché un'eventuale sconfitta sarebbe imputabile a Prodi, anziché attendere ancora, fino a quando la responsabilità sarebbe sua?
«È vero il contrario, il governo deve continuare la sua azione e poi votare subito non avrebbe senso. Perché lo sbarramento è inutile, se non è accompagnato dalla riforma dei regolamenti parlamentari, che vieti di costituire gruppi non collegati a simboli presenti sulla scheda elettorale. Ed è inutile finché restano mille parlamentari e due Camere legislative. Come auspico da tempo, il 2008 può essere davvero l'anno delle riforme».

Quale insegnamento ha tratto dalla vicenda delle critiche del Papa?
«Il Papa ha voluto chiarire qual è il suo giudizio, il suo rapporto con la città, la valutazione positiva sui grandi cambiamenti di un'area urbana che cresce il doppio del Paese in pil e occupazione. Il Comune di Roma ha fatto sforzi significativi per la politica sociale, ha aumentato del 48% gli investimenti per i più deboli, lavora a fianco dei parroci, della comunità di Sant'Egidio, della Caritas. È giusto riconoscere che, come tutte le grandi aree metropolitane, Roma convive con il problema della povertà. Le parole pronunciate ieri (venerdì, nda) da Benedetto XVI, dal cardinal Bertone e dalla sala stampa vaticana sono la migliore risposta a chi voleva strumentalizzare la vicenda. Spero che gli esponenti di An che hanno tentato questa operazione cinica riflettano su se stessi, specialmente se sono uomini di fede».

Prodi: via libera a riduzione carico fiscale per lavoratori e famiglie


"La riunione di oggi ha un obiettivo principale: abbiamo bisogno di concentrare le nostre politiche su quelle scelte che possano consentire al nostro Paese di avviarsi verso una crescita più sostanziosa e duratura". E' quanto dichiara il presidente del Consiglio, Romano Prodi, nel suo discorso introduttivo al vertice di maggioranza su rilancio economico e salari, in corso a Palazzo Chigi.

"L'incontro di oggi ha lo scopo di condividere scenari e obiettivi in un quadro generale di riforme che dobbiamo tenere presente e che dovremo affrontare nei prossimi mesi - spiega il premier -. Penso alla riforma istituzionale, alla legge elettorale, ed anche al conflitto di interesse e alla riforma della RAI. Oggi ci concentriamo sui temi dello sviluppo, della crescita e della distribuzione. Questo è il tavolo che decide queste politiche da portare poi al confronto con le parti sociali".

Analizzando la situazione dei conti pubblici, il premier ha sottolineato come "negli ultimi due anni, le cifre sono più che confortanti - prosegue Prodi -: l'Italia è cresciuta più di quanto non fosse successo nella prima metà del decennio; gli investimenti sono aumentati, le esportazioni hanno ripreso a marciare a ritmi straordinari nonostante la forza dell'euro, la disoccupazione non è mai stata così bassa. E anche un problema come l'inflazione in salita, che complica la vita ai lavoratori e alle famiglie, va confrontata con le percentuali degli altri Paesi europei che collocano l'Italia in una posizione migliore".

Non nascondendo il fatto che ci siano degli elementi di criticità, il presidente del Consiglio ha posto l’accento sul tema del potere d’acquisto e dei salari. "Tutto ciò che sarà recuperato dall'evasione fiscale o da altre forme di extra-gettito – ha detto Prodi – dovrà essere indirizzato alla riduzione del carico fiscale dei lavoratori e delle famiglie". Il premier, a questo proposito, ha confermato che «le risorse da destinare alla riduzione del carico fiscale potranno provenire anche dalla riforma della tassazione delle rendite finanziarie".

Il Professore ha poi sottolineato che "gli interventi di carattere fiscale sui quali ci concentreremo nei prossimi mesi non possono certo risolvere da soli tutte le questioni redistributive del Paese. Una più equa distribuzione del reddito dipende anzitutto dalla crescita economica e dalla contrattazione. Con gli strumenti che abbiamo a disposizione e con le risorse che saremo capaci di generare possiamo, però, muoverci nella direzione di una riduzione concreta del carico fiscale, a vantaggio, innanzitutto dei salari e dei bassi redditi".

Per avere un quadro più preciso delle risorse che verranno destinate al tema dell’incremento dei salari, il premier ha però rimandato al varo della trimestrale di cassa. «La misura precisa dello sforzo finanziario necessario per realizzare queste politiche – ha spiegato – sarà chiara nei prossimi mesi, quando, dopo la trimestrale di cassa, avremo dati certi a nostra disposizione». In sostanza, ha tenuto a precisare Prodi, ocorre prima avere chiaro lo stato dei conti pubblici. "A quel punto – spiega Prodi - potremo definire meglio tutti i dettagli degli interventi che intendiamo portare avanti».

Spostando poi l’attenzione su un altro tema strettamente legato alle necessità dei cittadini e dei consumatori, quale quello delle liberalizzazioni, il presidente del Consiglio ha assicurato che «il percorso andrà proseguito anche nel 2008. La difesa del potere d'acquisto delle famiglie, il valore reale dei salari, andrà difeso proseguendo con costanza nella progressiva liberalizzazione della nostra economia». Insiste Prodi: «Dobbiamo fissare un calendario impegnativo per le riforme già in Parlamento e proseguire con politiche che mettono al centro i diritti dei consumatori. Troppe continuano a essere le incrostazioni, le inefficienze, le posizioni di rendita che condizionano negativamente il mercato del lavoro – restringendo le scelte dei nostri giovani – e proprio il potere d'acquisto sul quale si scaricano dinamiche dei prezzi slegate dall'operare di veri meccanismi concorrenziali».

Il premier ha infine annunciato l’immediata partenza dei tavoli di concertazione con le parte sociali, a partire proprio dal tema dei salari e del potere d’acquisto, ma non solo. «Dopo questo nostro incontro, il governo aprirà una nuova fase di concertazione con l'obiettivo di giungere ad un grande patto per lo sviluppo. Lo dobbiamo fare ora – ha aggiunto – e lo dobbiamo fare noi. Per non sprecare un’enorme opportunità che abbiamo a portata di mano». Concertazione che con i sindacati andrà a toccare anche il rinnovo del contratto del pubblico impiego. «Apriremo subito la trattativa – ha concluso Prodi – chiedendo piena attuazione del memorandum siglato con sindacato su qualità, mobilità e merito».

Primarie usa: Kerry si schiera con Barack Obama


L'ex sfidante di Bush porta in dote la sua macchina organizzariva e l'appoggio dei sindacati in Nevada



Colpo di scena nella corsa per la nomination democratica: John Kerry irrompe nella campagna elettorale appoggiando la candidatura di Barack Obama, mentre il senatore dell’Illinois raccoglie il sostegno del più grande sindacato del Nevada, forte di 60 mila iscritti, e lancia la controffensiva ad Hillary Clinton partendo dal feudo newyorkese dell’ex First Lady. «Martin Luther King diceva che ogni momento è opportuno per fare ciò che è giusto - sferza Kerry dinanzi agli elettori di Charleston, in Carolina del Sud - sono qui oggi per esprimere la mia fiducia a una persona che ritengono debba diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti: Barack Obama».

La scelta di campo del senatore del Massachusetts se da una parte rilancia il candidato afro-americano dopo la doccia fredda del New Hampshire, dall’altra rappresenta un duro colpo per Hillary Clinton e un fulmine a ciel sereno per John Edwards che nel 2004 era stato scelto come vice dallo stesso Kerry dopo la vittoria alle primarie democratiche. «Più di ogni altro Barack Obama è la persona giusta per aiutare l’America a voltare pagina e mettere fine alle divisioni che lacerano il nostro Paese», spiega Kerry la cui decisione arriva fra l’altro a due settimane dal delicato voto in Carolina del Sud, Stato di origine dello stesso Edwards. Nel «Palmetto State», Obama punta al consenso della comunità afro-americana - che rappresenta la metà degli elettori - per battere il rivale regalando così la rivincita a Kerry che quattro anni fa si vide soffiare lo Stato proprio da John Edwards.

La scelta del senatore del Massachusetts smorza inoltre la voglia di rivincita di Hillary Clinton dopo il voto del New Hampshire. Del resto l’ex First Lady se lo doveva aspettare visto che nonostante l’amicizia con Bill, i rapporti tra lei e Kerry erano peggiorati specie dopo lo scambio di accuse nel corso del dibattito sulla guerra in Iraq. Tra i due litiganti è Obama quindi ad avere la meglio: grazie all’appoggio di Kerry il candidato afro-americano potrà contare non solo su un significativo ritorno di consensi, ma anche di un valido appoggio organizzativo e logistico nella raccolta di fondi per la campagna elettorale.

Il timore di un effetto domino all’indomani della sconfitta in New Hampshire appare ora lontano per il senatore dell’Illinois che oltre al «fattore Kerry» può contare da ieri sull’appoggio della Culinary Workers Union, il principale sindacato dello Stato del Nevada con oltre 60 mila iscritti e che fa capo alla confederazione «Unite Here». «La nostra organizzazione farà di tutto per sostenerlo sino alla Casa Bianca, perché siamo convinti che sia l’unico che abbia realmente a cuore le richieste dei lavoratori», spiega il presidente Bruce Raynor.

Un altro punto a favore di Obama che ha il sapore della beffa per la Clinton: la Culinary Workers Union, a cui aderiscono la grande maggioranza dei lavoratori del settore alberghiero e dei casinò del Nevada - molti dei quali di origine ispanica - ha infatti «scaricato» Hillary subito dopo il voto in New Hampshire per appoggiare la candidatura di Obama.

Archiviata la sconfitta tra le nevi del New England, il senatore prepara la nuova offensiva anti-Clinton partendo dal feudo newyorkese della ex First Lady. Un migliaio di sostenitori d’eccezione tra cui Richard Gere, il regista Spike Lee e la supermodella Iman, sono intervenuti mercoledì a una serata di gala a Manhattan durante la quale sono stati raccolti oltre 700 mila dollari. Nel frattempo il ritiro dalla corsa di Bill Richardson apre la caccia dei democratici ai voti liberati con l’uscita di scena del governatore del New Mexico.

PRODI: NON PERDIAMO L’OPPORTUNITA’ DI CAMBIARE IL PAESE

«Accontentarci non possiamo». Un monito, un appello, quasi uno sprono le prime parole pronunciate dal presidente del Consiglio Romano Prodi in apertura del vertice di maggioranza che oggi ha riunito ministri, leader della coalizione, capigruppo ed esponenti di partito a Palazzo Chigi per definire un’efficiente e univoca strategia su salari e politica economica.

Folta la delegazione governativa. Alla riunione hanno partecipato, infatti, i due vicepremier, Francesco Rutelli e Massimo D'Alema, i ministri dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, dell'Attuazione del programma Giulio Santagata, dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, dei Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, il Guardasigilli, Clemente Mastella, dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Sono presenti anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta e all'Economia, Nicola Sartor.

Per la prima volta da segretario del Pd, inoltre, partecipa il sindaco di Roma, Walter Veltroni. Tra i leader dell'Unione, Antonio Di Pietro, Mastella, Pecoraro. C'è anche il leader dei Radicali italiani, Marco Pannella.

Il presidente del Consiglio elenca le cose buone fatte e gli obiettivi centrati dal governo ma, subito dopo incalza, «dobbiamo andare oltre questi risultati. Il Paese ha tutte le potenzialità per lasciarsi definitivamente alle spalle un lungo periodo di bassa crescita e aspirare a uno sviluppo più intenso e duraturo».

«La riunione di oggi – ribadisce ancora - ha un obiettivo principale: abbiamo bisogno di concentrare le nostre politiche su quelle scelte che possano consentire al nostro Paese di avviarsi verso una crescita più sostanziosa e duratura».

«Spero – aggiunge poi - condividiate con me che abbiamo davanti a noi una grande occasione che non va sprecata. L'occasione di una grande operazione di rilancio della crescita».

«Negli ultimi due anni, - ricorda - le cifre sono più che confortanti: l'Italia è cresciuta più di quanto non fosse successo nella prima metà del decennio; gli investimenti sono aumentati, le esportazioni hanno ripreso a marciare a ritmi straordinari nonostante la forza dell'euro, la disoccupazione non è mai stata così bassa».

«Nel primo anno e mezzo di Governo abbiamo creato le condizioni per poter raggiungere con sicurezza traguardi ambiziosi di sviluppo e coesione sociale. Abbiamo redistribuito più dell'1% del prodotto nazionale lordo a favore di redditi più bassi. Abbiamo invertito un trend delle spese che superava abbondantemente l'inflazione».

«E anche un problema come l'inflazione in salita, che complica la vita ai lavoratori e alle famiglie – aggiunge - , va confrontata con le percentuali degli altri Paesi europei che collocano l'Italia in una posizione migliore».

Ma nonostante i passi compiuti, il premier non dimentica quanto c’è da fare e i problemi da affrontare, primo tra tutti la questione dei salari. «Vorrei essere molto chiaro e vorrei che ne fossimo tutti consapevoli – sottolinea - : gli interventi di carattere fiscale sui quali ci concentreremo nei prossimi mesi non possono certo risolvere da soli tutte le questioni redistributive del Paese».

Per Prodi, infatti, «una più equa distribuzione del reddito dipende anzitutto dalla crescita economica e dalla contrattazione. Con gli strumenti che abbiamo a disposizione e con le risorse che saremo capaci di generare possiamo, però – aggiunge - , muoverci nella direzione di una riduzione concreta del carico fiscale, a vantaggio, innanzitutto dei salari e dei bassi redditi».

Un intervento che però dovrà attendere. «La misura precisa dello sforzo finanziario necessario per realizzare queste politiche –spiega - sarà chiara nei prossimi mesi, quando, dopo la trimestrale di cassa, avremo dati certi a nostra disposizione. A quel punto potremo definire meglio tutti i dettagli degli interventi che intendiamo portare avanti».

Ma precisa, «non un euro senza un impegno forte delle forze sociali per più produttività, maggiori salari e maggiori investimenti». Ovviamente, inoltre, tutte le operazioni fiscali «devono essere compatibili con la riduzione e con l'abbattimento del debito pubblico. Il principio lo abbiamo inaugurato con la Finanziaria appena approvata e ora bisogna andare avanti: non dovremo chiedere un euro in più ai nostri lavoratori, alle famiglie e alle imprese per il risanamento dei nostri conti».

«Tutto ciò che sarà recuperato dall'evasione fiscale o da altre forme di extra-gettito dovrà essere indirizzato alla riduzione del carico fiscale dei lavoratori e delle famigli. Questa è stata la decisione del Parlamento assunta in sede di esame e approvazione della Legge Finanziaria».

In questa ottica, quindi, «tutte le risorse aggiuntive le dedicheremo allo sviluppo». Ma anche il contenimento strutturale delle spese improduttive «sarà la fonte principale da cui trarre le risorse, perchè il nostro Paese possa godere nel tempo di finanze sane e concentrate sulle sue grandi priorità della crescita e dell'equilibrio sociale, riducendo in parallelo quell'enorme trasferimento dai redditi alla rendita che è oggi ancora costituito dagli oltre 70 miliardi di euro di interessi che ogni anno lo Stato paga sul suo debito».

«Il risanamento che siamo stati capaci di realizzare finora – ricorda ancora - è figlio non solo dell'andamento del gettito fiscale, ma anche di un'azione più costante, più capillare, più credibile nel contenimento delle spese».

Ed ora, «proseguire il riequilibrio finanziario – sottolinea - è un obbligo non solo economico, ma anche morale nei confronti delle generazioni future dalle cui spalle dobbiamo togliere il peso enorme dei debiti accumulati in passato».

«Quanto realizzato – ricorda poi - costituisce infatti la premessa per rafforzare le politiche a favore dello sviluppo e dell'equità che abbiamo cominciato a perseguire - seppure ancora in modo parziale e forse troppo frammentato - fin dalla scorsa Legge Finanziaria».

«Sono misure - precisa però - che non risolvono magicamente tutti i problemi di equità nella nostra società ma sono un segnale, l'inizio di un'inversione di tendenza. E in questa direzione dobbiamo procedere. Così come bene e seriamente ci siamo mossi nei confronti della precarietà del lavoro, riducendo la convenienza ad usare lavoro a tempo determinato, con la stabilizzazione dei precari nella Pubblica amministrazione e con la lotta per l'emersione del lavoro nero. Sono risultati di cui questa maggioranza e questo governo possono essere orgogliosi. Cerchiamo magari di manifestarlo di più».

«Il contesto internazionale all'interno del quale ci muoviamo – non dimentica il premier - non è semplice. Prezzi del petrolio e di importanti materie prime sono fortemente aumentati. E’ un quadro severo, in cui due problemi emergono in modo chiaro: la bassa produttività complessiva del nostro sistema e una cattiva distribuzione del reddito. Sono due problemi che si intrecciano e che vanno affrontati insieme. Dobbiamo fare più affidamento sulla domanda interna, sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori e delle famiglie in un quadro di economia competitiva. E continuare, potenziando maggiormente la ricerca, la formazione, la dotazione infrastrutturale e con un grande sforzo per il Mezzogiorno».

«Non abbiamo di fronte solo il tema di come redistribuire alcune risorse ma piuttosto dobbiamo mettere a punto una nuova fase di politica economica. Una politica per la crescita elaborata e portata avanti con determinazione e coerenza anzitutto da noi, dalla maggioranza, ma alla cui definizione e realizzazione dobbiamo coinvolgere tutte le forze sociali. Ecco perché – continua - , dopo questo nostro incontro, il Governo aprirà una nuova fase di concertazione con l'obiettivo di giungere ad un grande patto per lo sviluppo».

«Lo dobbiamo fare ora – aggiunge prodi - e lo dobbiamo fare noi. Per non sprecare un'enorme opportunità che abbiamo a portata di mano. A voi chiedo – conclude infine - un impegno fatto di idee, proposte e partecipazione. E se c'è condivisione di questi obiettivi vi invito a procedere uniti perché, grazie al lavoro finora svolto, abbiamo davvero la possibilità di sviluppare a pieno le energie dell'Italia».


Curriculum delle scuole superiori determinante per l'università

Per la prima volta il curriculum delle scuole superiori sarà determinante per il proseguimento degli studi all'università e i quiz universitari - conclude Fioroni – dovranno tenere conto dei programmi delle superiori. Da "Orizzontescuola" del 5 gennaio 2008.


Così il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ha commentato il provvedimento approvato oggi dal Consiglio dei Ministri. “La maturità non sarà più solo un pezzo di carta - continua Fioroni - ma una porta d'ingresso al proprio futuro e finalmente gli studi delle superiori avranno un loro peso specifico: non saranno più a valutazione zero come accadeva fino ad oggi ma garantiranno fino a 25 punti che varranno per l'accesso alle facoltà universitarie a numero chiuso, e sono proprio i 25 punti che possono fare la differenza tra chi entra e chi resta fuori. Queste le misure adottate oggi dal Consiglio dei Ministri che entreranno in vigore a partire dall'anno accademico 2008/2009.

Ecco in sintesi i principali punti del provvedimento approvato
  • Percorsi di orientamento per una scelta consapevole dei corsi di laurea universitari e valorizzazione della qualità dei risultati scolastici degli studenti per l'ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato: I percorsi si inseriranno strutturalmente nell'ultimo anno di corso della scuola secondaria di secondo grado;
  • Per l'accesso ai corsi universitari a numero programmato, nel punteggio massimo di 105 punti, 80 saranno assegnati sulla base del risultato del test d'ingresso e 25 saranno dati agli studenti che avranno conseguito risultati di eccellenza a scuola. A tal fine contribuiranno: la media complessiva, non inferiore a sette decimi, dei voti ottenuti negli scrutini finali di ciascuno degli ultimi tre anni di frequenza della scuola secondaria superiore; la valutazione finale conseguita nell'esame di Stato dal 20% degli studenti con la votazione più alta attribuita dalle singole commissioni, che comunque non deve essere inferiore a 80/100; la lode ottenuta nella valutazione finale dell'esame di Stato; le votazioni, uguali o superiori agli otto decimi, conseguite negli scrutini finali di ciascuno degli ultimi tre anni in discipline, predefinite nel bando di accesso a corsi universitari, che abbiano diretta attinenza o siano comunque significative per il corso di laurea prescelto.
  • Il decreto prevede anche la realizzazione di appositi percorsi di orientamento affinché gli studenti arrivino preparati ai corsi di laurea che hanno scelto consolidando le proprie conoscenze in relazione alla preparazione richiesta per i diversi corsi di studio. Per questo i docenti della scuola secondaria superiore possono essere coinvolti nella predisposizione dei test di accesso all'università, mentre nelle scuole possono essere organizzati percorsi di orientamento con la partecipazione di professori universitari.
  • È possibile, inoltre, fare ricorso a specifiche convenzioni aperte alla partecipazione di associazioni, imprese, rappresentanze del mondo del lavoro e delle professioni che intendono fornire il loro apporto con proprie risorse tecniche, umane e finanziarie. Per monitorare le attività svolte in attuazione del decreto e i risultati ottenuti nasce una Commissione nazionale - con rappresentanza paritetica del Ministero della pubblica istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca con una rappresentanza territoriale dei Comuni, delle Province e delle Regioni - che opera in raccordo con l'Istituto nazionale di valutazione del sistema dell'istruzione (Invalsi) e con l'Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur).

Nasce il blog della commissione valori regionale

E' nato il blog della commissione valori del partito democratico regionale per rendere i lavori della Commissione il più partecipati e pubblici possibili e per consentire e tutti i democratici e le democratiche sparsi per l'isola di inviare il loro contributo o semplicemente dire la propria su ciò che la commissione produce nelle sue riunioni.Per contattare la commissione è possibile inviare una mail all'indirizzo valori.pdsicilia@libero.it

il link del blog http://www.commissionevalori.ilcannocchiale.it/