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Walter Veltroni a Palermo

Sabato 2 Febbraio tutti a Palermo per la manifestazione con il segretario nazionale del Pd Walter Veltroni. Saranno presenti anche,Giuliano Amato e i presidenti dei gruppi di Camera e Senato, Antonello Soro e Anna Finocchiaro.Da domani comunicheremo a tutti i dettagli logistici per il trasferimento da Catania a Palermo. Prevediamo la possibilità di fare partire un autobus d ogni zona della provincia.

PRIMARIE USA: OBAMA CONQUISTA IL SOUTH CAROLINA


Con la sonora vittoria in Carolina del sud, il primo degli Stati meridionali dell'Unione ad andare alle urne nella lunga maratona che porterà all'elezione del presidente, il senatore dell'Illinois Barack Obama trova il passo giusto per affrontare il prossimo, importantissimo, test elettorale: il Super martedì del 5 febbraio, quando si voterà in oltre 20 Stati. Barack Obama, infatti, stravince in South Carolina conquistando il 55 per cento delle preferenze. Solo un modesto 27% per l’ex-first lady. Terzo, con il 18% dei voti John Edwards.

A sostenere la corsa di Obama, in particolare gli elettori afroamericani, che rappresentano più della metà dell'elettorato democratico dello Stato. Ben l'81% della comunità afroamericana ha votato per lui premiando il suo programma e la sua personalità. Solo il 17% per l'ex first lady. Un risultato schiacciante che però non potrà essere così determinante in occasione del prossimo 5 febbraio.

Un dato che però non sembra scoraggiare il senatore dell’Illinois. «Non è una questione di bianchi contro neri – ha infatti rivelato dopo la sua vittoria - , ma di passato contro futuro. Quello che vogliamo – ha spiegato - è più che un semplice avvicendamento tra partiti a Washington, quello che serve è un cambiamento dello status quo. Siamo pronti ad avere di nuovo fiducia, a modificare le disastrose strategie dell'attuale amministrazione».

«Formiamo – ha poi insistito - la coalizione di americani più diversificata che ci sia mai stata – ha infatti . Siamo giovani e vecchi, poveri e ricchi. Neri e bianchi. Latini, asiatici e indiani. Il futuro ha vinto sul passato».

Un messaggio che la Carolina del sud sembra condividere. Secondo i dati non ancora definitivi circa 520.000 elettori democratici ieri si sarebbero recati alle urne (molti di più dei 290.000 di quattro anni fa). In modo deciso si sono espressi anche gli elettori afroamericani: quattro su cinque hanno votato per il senatore dell'Illinois. Per Obama ha inoltre votato il 66 per cento delle persone tra i 18 e i 24 anni, il 70 per cento di quelli tra i 25 e i 29 anni e il 62 per cento di quelli tra i 30 e i 39 anni. Clinton ha invece avuto il voto soprattutto degli elettori con più di 65 anni, favorevoli alla senatrice nel 40 per cento dei casi.

All'uscita dei seggi, il 68 per cento degli intervistati ha detto di avere giudicato eccessive le invettive di Clinton contro Obama, mentre sei elettori su dieci hanno affermato che il ruolo dell'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, che ha rincarato la dose contro il senatore dell'Illinois, è stato decisivo nella scelta del voto a favore di Obama.

Deluso, anche, l'ex senatore della Carolina del nord John Edwards, che puntava su questo Stato per rilanciare la propria campagna elettorale, ma che non è riuscito ad andare oltre l'ennesimo terzo posto.

Ma a premiare l’impegno e la personalità di Obama, non sono solo gli elettori. Il senatore dell'Illinois ha ottenuto in questi giorni anche l'importante sostegno di Caroline Kennedy. In un editoriale che sarà pubblicato sull'edizione domenicale del New York Times, la figlia dell'ex presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy e di Jacqueline Kennedy Onassis ha scritto di non avere «mai visto un presidente che mi ispirasse come la gente dice abbia fatto mio padre. Per la prima volta, credo di avere trovato un uomo che possa essere presidente non solo per me ma per una nuova generazione di americani».

Un sostegno al quale si unisce quello dello zio Ted Kennedy, fratello dello stesso ex presidente ed il cui appoggio era stato ambito da tutti i candidati democratici anche per le sue abilità nel raccogliere fondi.

Lo scorso ottobre, Ted Kennedy aveva parlato della oggettiva difficoltà nel fare una scelta. «Sarà una scelta difficile - aveva ammesso - . Ho molti amici che vogliono diventare presidenti». Oggi, il senatore ha finalmente deciso di dare ufficialmente il suo appoggio ad Obama: «Obama è un vero leader - ha detto - , che ha la capacità di ispirare coloro che ancora credono nel sogno americano. Sento aria di cambiamento nell'aria».

Hillary. da par suo, potrà invece contare sul sostegno di un’altra Kennedy, la senatrice Kathleen Kennedy Townsend, una degli undici figli dello scomparso Robert 'Bob' Kennedy, un altro dei 'monumenti' della famiglia politicamente più importante e influente d'America.

Non passa all'Ars la mozione di sfiducia contro Cuffaro. Genovese: “Continuiamo la nostra battaglia per le dimissioni di Cuffaro”

Con 53 voti contrari, 32 favorevoli ed 1 astenuto l’Ars ha bocciato, oggi pomeriggio, la mozione di sfiducia presentata dal Centrosinistra nei confronti del governatore Cuffaro.
Approvato anche un ordine del giorno contro la possibilità della sospensione del presidente da parte del Consiglio dei Ministri.
“Prendiamo atto della grave assunzione di responsabilità della maggioranza dell’Ars che ha deciso di mantenere in carica un governatore condannato per un reato che, tra l’altro, prevedrebbe la decadenza dalla carica di un qualunque deputato regionale eletto dal popolo”.

Lo ha affermato il Segretario regionale del Partito democratico, Francantonio Genovese. “Abbiamo, evidentemente, sopravvalutato il senso etico, il rispetto della legalità e delle istituzioni di molti membri del Parlamento siciliano. Non possiamo non rilevare la stridente contraddizione tra le posizioni assunte da alcuni deputati con i commenti fatti pubblicamente dopo la sentenza ed il voto espresso in aula. A sentire alcune dichiarazioni di voto tornano in mente le parole di Catone il Censore, il quale affermava: ‘Fate quello che dico, non fate quello che faccio’. Rimaniamo convinti che l’odierna decisione dell’Ars non sia in sintonia con il sentimento popolare e continuiamo la nostra battaglia per le dimissioni di Cuffaro, sicuri di interpretare la volontà dei siciliani, di Centrosinistra e di Centrodestra. Si è persa un’ottima occasione per restituire all’Ars quell’autorevolezza che, da diversi anni, si è indebolita e che, da oggi, sembra irrimediabilmente perduta”.
"Questa mozione è solo l'inizio di una campagna senza tregua fino a quando non si dimetterà – ha dichiarato in aula il capogruppo de Pd all’Ars, Antonello Cracolici – perché Cuffaro è ormai l'avversario non dell'opposizione, ma della Sicilia. Ora è il momento di dire basta. La foto con i cannoli ha rappresentato il danno più emblematico all'immagine della Sicilia diffondendo il disgusto a tutti i livelli. Auguro a Cuffaro di dimostrare la sua innocenza, ma ci liberi da questa umiliazione che pesa su tutti i siciliani”.

CRACOLICI, CUFFARO CI LIBERI DA QUESTA UMILIAZIONE

Palermo, 24 gen. (Apcom) - La mozione del centrosinistra è solo l'inizio della campagna senza tregua fino a quando Salvatore Cuffaro non si dimetterà. Questo in sintesi il discorso di Antonello Cracolici, capogruppo del Partito Democratico all'Ars, illustrando al parlamento siciliano la mozione di sfiducia al presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, presentata da tutti i deputati del centrosinistra dopo la sentenza di condanna a 5 anni per favoreggiamento.

"Ho sperato - afferma Cracolici - che lei potesse dimostrare la sua estraneità da tutti i reati che le sono stati contestati. Sapevo che la sentenza avrebbe significato un cambiamento, qualunque fosse. Alla fine è venuta fuori una sentenza di condanna grave e severa che oggi più di prima impone che lei liberi la Sicilia dal condizionamento determinato dal suo processo".

Il capogruppo del Pd, quindi, sottolinea che "lei ha mentito sulla gravità della sua condanna. La sobrietà con cui ha gestito la sua vicenda processuale, è stata sovrastata dall'ubriacatura manifestata dopo la sentenza che l'ha fatta anche criticare il procuratore antimafia che ha accusato di non avere letto gli atti. Ora è il momento di dire basta. La foto con i cannoli - conclude Cracolici- hanno rappresentato il danno più emblematico all'immagine della Sicilia diffondendo il disgusto a tutti i livelli. Le auguro di dimostrare la sua innocenza, ma ci liberi da questa umiliazione che pesa su tutti i siciliani".

ARS, PD SFIDUCIA CUFFARO

Il Partito democratico ha presentato la mozione firmata da tutti i deputati del centrosinistra. Il segretario Genovese: "Con questo atto comincia la nostra campagna per arrivare alle dimissioni del presidente". Il Governatore: "Possono contare solo su 33 dei 46 voti necessari". Giovedì il dibattito in aula

PALERMO - Il gruppo parlamentare del Partito Democratico all'Ars ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Regione Salvatore Cuffaro. La decisione è stata presa stamane nel corso di una riunione di gruppo cui hanno partecipato il segretario regionale Francantonio Genovese e il vicesegretario Tonino Russo.

La mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, che è stata depositata oggi pomeriggio, è stata firmata dai partiti del centrosinistra all'Assemblea regionale. Conteporaneamente è stato anche presentato dalle opposizioni un ddl che autorizza l'esercizio provvisorio al bilancio per sbloccare i pagamenti, gli stipendi dei dipendenti e le pensioni. "Non sono più rinviabili decisioni forti, - afferma la mozione - dopo la sentenza di condanna nei confronti del Presidente della Regione, a salvaguardia della credibilità delle istituzioni".

"Con questo atto comincia la nostra campagna per arrivare alle dimissioni del presidente Cuffaro e per dare in aula la possibilità ai 'malpancisti' della maggioranza di essere coerenti con le loro dichiarazioni critiche nei confronti del governatore". Afferma il segretario regionale del Pd, Francantonio Genovese. All'Ars i deputati del centrosinistra sono 33. Per essere approvata la mozione, proposta dal Pd e firmata da tutti i parlamentari del centro sinistra ha bisogno di avere altri 13 voti.

"La paralisi che ha contraddistinto l'attività politica all'Ars in questi ultimi 18 mesi - afferma il capogruppo del Pd, Antonello Cracolici - rischia di proseguore ancora a lungo. Per questo abbiamo aperto promuovendo una serie di iniziative una campagna per arrivare alle dimissioni del governatore".

"Le dichiarazioni del Presidente della Regione e i suoi comportamenti successivi alla sentenza, - è scritto nella mozione - tesi a mitigarne gli effetti confondendo l'opinione pubblica sulla gravità dei reati per i quali è stato ritenuto colpevole, hanno accentuato un diffuso sconcerto che rischia di minare la credibilità del sistema politico e istituzionale, alimentando una reazione negativa nella società siciliana e nell'opinione pubblica nazionale al di là delle appartenenze politiche e di schieramento".

"Tutto ciò rischia di ledere irrimediabilmente - prosegue la mozione - l'immagine della Sicilia anche fuori dai confini nazionali: la scelta di mantenere la carica di Presidente in presenza di una condanna per reati connessi alla mafia, in un momento nel quale settori importanti della società siciliana, a partire dagli industriali e dagli imprenditori, si stanno ribellando alla mafia e ai mafiosi, appare un terribile messaggio diseducativo".

Si svolgerà giovedì, con inizio in mattinata, il dibattito sulla mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo. La seduta d'aula è stata invece rinviata a domani per la discussione generale sul bilancio e la finanziaria, il cui articolato dovrebbe essere esaminato a partire da venerdì.

PRODI ALLA CAMERA CHIEDE IL VOTO DI FIDUCIA SUL GOVERNO


«Né dalle agenzie di stampa, né dai dibattiti televisivi possono dipendere le sorti di un governo. E’ nel Parlamento che il governo trae la sua legittimità ed è nel Parlamento che deve verificare l’esistenza della fiducia». Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha preso parola poco dopo le 11,30 alla Camera dei deputati, per riferire della situazione politica venutasi a creare dopo che ieri l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella ha annunciato a mezzo stampa - prima convocando i giornalisti, poi prendendo parte ad una trasmissione televisiva – l’uscita del suo partito, l’Udeur, dall’Unione di centrosinistra.

«Siete voi parlamentari – ha detto Prodi rivolgendosi alla platea dei deputati – che dovete assumervi limpidamente e pubblicamente la responsabilità per cui siete stati eletti». Non usa mezze parole il premier, che non omette di sottolineare come l’ex ministro Mastella, colpito da una vicenda giudiziaria a livello personale, abbia in questo senso ricevuto la solidarietà e l’appoggio «del governo e di tutti i partiti della maggioranza». Prodi ricorda dunque alla Camera che la sua presenza oggi in Aula era stata programmata proprio per esporre la relazione sulla politica giudiziaria del governo, dato che da pochi giorni ha assunto l’interim della Giustizia.

E ne approfitta per scongiurare uno scontro che in molti non hanno esitato ad evocare, quello tra mondo politico e magistratura. «Stiano ciascuno nel suo ambito – scandisce il premier – i politici non devono ambire alla irresponsabilità e che il loro ruolo ha netta e precisa primazia» nel rispetto della legge. Quanto alla magistratura, «nell'esercizio sue funzioni ogni magistrato è sempre soggetto alla maestà della legge. Senza differenziazioni, in coerenza con il dettato dell'articolo 3 della Costituzione. Né la magistratura – aggiunge Prodi – deve cercare il consenso sulle sue decisioni che sono vincolate alla legge. Il controllo di legalità è contrappeso alla libertà di cui gode l'autorità politica. L'autorità e indipendenza dell'ordine giudiziario hanno come presupposto necessario la professionalità, l'imparzialità, la neutralità politica, il responsabile e rigoroso rispetto della legge».

La crisi di governo, che rischia di aprirsi dopo l’uscita dell’Udeur dalla coalizione, induce quindi Prodi a concentrare l’attenzione della sua relazione alla Camera sull’azione di governo, proprio in un momento in cui l’esecutivo sta affrontando con raro senso di responsabilità alcune delle emergenze più impellenti che da anni attanagliano il Paese. «Questo governo – spiega – è nato sulla base di un patto di legislatura, basato su un programma condiviso per durare cinque anni e che ha saputo rimettere in piedi il Paese. E’ un governo che ha portato frutti al paese e sono convinto che ne saprà dare anche in futuro». Un governo, è la convinzione espressa dal premier nel suo intervento alla Camera, che «ha permesso al paese di uscire da molte emergenze» da quelle economiche alla politica estera.

Un governo, insomma, la cui attività sta dando i suoi frutti – ne abbiamo avuta la riprova con la recente intesa sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici – e che potrebbe continuare nella sua azione: «Le priorità del Paese – sottolinea il presidente del Consiglio – sono riforme, efficienza e equità e per questo ci vuole continuità, soprattutto di fronte alle difficoltà dell'economia mondiale di cui non riusciamo ancora a vedere gli esiti ultimi». Una strenua difesa dell’attività dell’esecutivo, dunque.

«Questa – conclude – è la sintesi del lavoro del governo che presento con orgoglio al Parlamento». Dopodiché arriva la richiesta della fiducia. «Alla Costituzione mi richiamo dunque per chiedere a voi, onorevoli deputati, e, in seguito ai vostri colleghi senatori, di esprimere con un voto di fiducia il vostro giudizio sulle dichiarazioni che avete ascoltato». Dai banchi della maggioranza i deputati, in piedi, tributano un lungo applauso al premier. Un indecente, quanto ormai tristemente consueta gazzarra contraddistingue la reazione da parte dell’opposizione.

Positivo il commento sul discorso del premier da parte del vicesegretario del Partito democratico Dario Franceschini: «Prodi – dice il deputato democratico – ha fatto un discorso molto forte, chiaro, rivolto al Paese perché l'Italia deve cambiare e non si può pensare che passaggi così delicati si gestiscano attraverso agenzie di stampa e tv. In un sistema parlamentare – sostiene il numero due del Pd – tutto deve svolgersi in modo trasparente e alla luce del sole e tutti devono assumersi le proprie responsabilità facendo capire chi vuole mantenere l'impegno assunto con gli italiani e chi invece non vuole mantenerlo».

CONTRATTO METALMECCANICI: ACCORDO RAGGIUNTO, DECISIVA LA MEDIAZIONE DEL GOVERNO

indacati e Federmeccanica hanno raggiunto l’accordo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, scaduto lo scordo 30 giugno. Decisiva è stata la mediazione del governo, in particolare del ministro del Lavoro Cesare Damiano, che è riuscito a fare gradualmente avvicinare le parti che fino a pochi giorni fa sembravano ancora irrimediabilmente distanti.

Al milione e mezzo di tute blu presenti nel mondo lavorativo italiano saranno riconosciuti 127 euro lordi di aumento salariale per i prossimi 30 mesi, 260 euro per chi non fa contrattazione di secondo livello, 300 euro di una tantum per coprire il ritardo del rinnovo contrattuale e, per la prima volta, la parità normativa fra operai e impiegati.

Evidente e giustificata la soddisfazione espressa dal ministro del Lavoro. «Si tratta – ha affermato poco dopo l’annuncio della buona riuscita della trattativa – di un accordo di grande rilevanza per i lavoratori, per il miglioramento delle loro tutele e per le retribuzioni, fortemente sentito in questo periodo. Ma è un risultato importante anche per le imprese e per il Paese, che ha bisogno di stabilizzazione e certezze». Allo stesso modo, il premier Romano Prodi ha sottolineato come «l’intesa debba essere la premessa per migliorare produttività e efficienza di tutto il sistema e dare maggiore potere d'acquisto ai lavoratori» e consente di «guardare il futuro con una prospettiva più favorevole».

L'accordo ha scongiurato il rischio che Federmeccanica annunciasse da domani aumenti salariali unilaterali. «Dopo un confronto molto duro è stato raggiunto un buon accordo» ha detto il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani secondo cui sul risultato «hanno pesato le lotte dei lavoratori e la determinazione unitaria dei sindacati». Bene l’accordo, anche per i leader della Cisl, Raffaele Bonanni e della Uil, Luigi Angeletti che chiedono anche la riforma del modello contrattuale. I leader sindacali ritengono che ora la priorità sia quella di «ridurre le tasse sugli aumenti contrattuali a tutti i lavoratori». Il numero uno dell'Ugl Renata Polverini, complimentosi con il ministro Damiano per il suo lavoro di mediazione, auspica che «ora si possa accelerare la chiusura degli altri contratti e affrontare l'emergenza salari».

Soddisfazione anche da Federmeccanica che ora si augura un percorso verso la defiscalizzazione degli straordinari e della contrattazione di secondo livello. «E' stato un contratto difficile – ha detto il presidente Massimo Calearo – ma lo abbiamo chiuso nell'interesse del Paese e dei lavoratori. C'è ancora molto da fare perché le imprese hanno bisogno di competitività e vivono un momento molto difficile con una concorrenza spietata».

L’intesa raggiunta tra le parti per il rinnovo del contratto è «un fatto di grande rilevanza, non solo per la più grande categoria industriale, ma per l'intero Paese», secondo il segretario del Partito democratico Walter Veltroni, che ha espresso «grande soddisfazione per l'accordo giunto dopo nove lunghi mesi, grazie al grande senso di responsabilità delle organizzazioni sindacali e di quelle imprenditoriali». Un grande apprezzamento va in particolare «al caparbio lavoro di mediazione compiuto dal ministro Damiano. L'accordo dei metalmeccanici – ha concluso Veltroni – è un segnale positivo che va raccolto anche dalle altre categorie impegnate nei rinnovi, e indica la possibilità di un impegno comune al mondo del lavoro e dell'impresa per dare forza alla ripresa dell'economia italiana».

Anche il responsabile Economia del Pd Giorgio Tonini sottolinea l’importanza del ruolo giocato dal ministro del Lavoro: «Grazie alla mediazione di Damiano e al senso di responsabilità delle parti i metalmeccanici hanno finalmente il nuovo contratto. E' una buona notizia per i lavoratori e per il Paese, tanto più positiva in una fase che torna a farsi difficile per l'economia italiana e internazionale. Ora è necessario e urgente che il Governo convochi le parti sociali per avviare il confronto sulla questione salariale, definendo gli sgravi fiscali a favore delle fasce più basse del lavoro dipendente, e sulla riforma della contrattazione, in modo da rilanciare la contrattazione di secondo livello, che può giocare un ruolo decisivo per la crescita della produttività e per una sua più equa distribuzione».